Una nuova squadra di quidditch: un salto nel vuoto?

Cosa c'è da sapere

  • di Gaia Leone
  • 14 agosto 2020

Per quanto sia difficile da credere, ogni squadra, di qualsiasi sport, è nata da qualcuno che ha creduto fosse possibile trovare dei compagni con cui condividere la propria passione e che con un grande slancio di coraggio ha deciso di cercarli. Alcuni di questi pionieri dello sport, creatori di realtà prima inimmaginabili, sono persone come noi: giocatori della domenica, spettatori di partite o addirittura nemici dell’attività fisica. E tra questi c’è chi ha iscritto la neonata squadra a campionati sovraffollati e chi invece ha deciso di sfidare la norma, i preconcetti e (probabilmente) infinite domande, per dare vita e far crescere la comunità di uno sport sconosciuto e totalmente nuovo. Trapiantato in Italia dagli Stati Uniti, il quidditch si è diffuso grazie ad alcuni di loro che hanno voluto credere in una nuova realtà, fondando una propria squadra e allo stesso tempo l’Associazione Italiana Quidditch, aprendo la strada a tanti successori. Da quel momento, grazie ad intraprendenza, immaginazione e forse un po’ di fortuna, quasi quaranta squadre hanno visto il loro primo allenamento o torneo nazionale e internazionale. 

Troppo giovane per contare su ex giocatori desiderosi di insegnare, il quidditch italiano prende spesso vita da chi di quidditch conosce soltanto quello immaginario e non ha ancora alcuna idea delle regole, della comunità o della sua struttura internazionale, insomma da chi scopre la sua esistenza e decide di fare un salto nel vuoto. Ma quel salto porterà a trovare una grande rete di supporto. Perché quidditch è sinonimo di squadra e anche chi non ha ancora una squadra, non viene mai lasciato da solo ma accolto ancora prima di giocare. Chi ha la fortuna di venire attratto da una squadra vicina grazie ad un amico, un volantino o un articolo, molto in fretta vedrà i valori unici del nostro sport come l’inclusività, la multiculturalità e l’accettazione dei diversi livelli di atleticità e fisicità, e non esiterà ad immergersi nelle realtà già consolidate, imparando in fretta il gioco e tutto ciò che sta attorno. Chi invece non ha questa fortuna, può impegnarsi nel creare da zero la sua squadra, con la collaborazione di tutti. 

L’Associazione Italiana Quidditch non è un’entità superiore che si limita a regolamentare e organizzare, ma una realtà costituita dai giocatori delle squadre, persone che a loro volta sono partite dallo stesso desiderio di novità e che saranno sempre pronte a spiegare le regole, a suggerire i modi per reclutare nuovi giocatori, a costruire insieme l’attrezzatura per giocare, ad aiutare a cercare il luogo perfetto per gli allenamenti e poi a consigliare i primi esercizi. Non solo i volontari dell’associazione, ma anche i giocatori delle altre squadre saranno spesso i primi compagni di squadra di tutti coloro che stanno ancora costruendo la propria. Così una squadra consolidata andrà in aiuto della squadra nascente, accompagnando ogni giocatore nella sua esperienza e guidandolo nei primi passi. Questo perché viene tramandata una sportività in cui l’obiettivo non è soltanto vincere, ma affrontare dei degni avversari

Prima di cimentarsi in tornei e leghe ufficiali, le nuove squadre hanno la possibilità di crescere attraverso giornate di incontri amichevoli o di workshop pensati per diffondere competenze per lo sviluppo dei singoli, oltre che attraverso tornei promozionali che uniscono giocatori esteri e italiani, provenienti dalle squadre più diverse. Tante opportunità che contribuiscono a lasciare spazio ad ogni concezione del quidditch e dello sport. In questo modo, chi entra a farne parte può decidere di relegarlo ad hobby del fine settimana oppure ambire ad entrare nella Nazionale Italiana. Chi costruisce una squadra può decidere di competere e correre per la qualificazione agli europei, oppure far crescere ogni singolo giocatore, a partire da qualsiasi livello di esperienza e preparazione atletica, giocando per divertirsi. Questi concetti opposti non si separano mai, perché la comunità italiana riesce ad unirli sotto un unico spirito. 

 

Come avviene in molti sport emergenti, il quidditch vede i propri giocatori crescere ben oltre i diversi ruoli che si possono avere in campo, questo perché loro stessi sono il motore delle realtà locali e dell’Associazione. Non ci si limita infatti a giocare e condividere con gli altri, ma anche a ricoprire il ruolo di coach, arbitro, ufficiale di gara, amministratore, organizzatore, promotore, volontario o qualsiasi nuova figura ritenuta necessaria. I possibili percorsi da intraprendere, una volta avviata una nuova squadra, diventano quindi infiniti e sempre dinamici. Ma ciò che rende il quidditch così diverso è la sua inesauribile capacità di migliorarsi, di essere plasmato, adattato alle proprie esigenze e rivoluzionato. 

Il quidditch è la rappresentazione di una generazione che non si limita a portare avanti il lavoro dei propri insegnanti e mentori, ma che decide di dare voce alla propria personalità creando un'attività completamente nuova, imparando allo stesso tempo competenze fondamentali per la vita. Nel farlo, non dimentica chi viene dopo e per questo fa dell’accoglienza il suo cavallo di battaglia. Lo dimostra nel contatto diretto fuori dal campo, nei cori levati a sostegno delle altre squadre, nelle maglie scambiate a fine torneo, nei messaggi di ringraziamento e nella grande quantità di volontari che, incuranti della stanchezza, mandano avanti le attività. 

La comunità ha un modo tutto suo di vivere il cosiddetto “terzo tempo”, estendendolo ad ogni fase della vita sportiva, e questo è forse l’elemento fondamentale che ha permesso lo sviluppo di centinaia di squadre di quidditch in tutto il mondo, le une ispirate continuamente dalle altre. La prospettiva italiana è quella di continuare nel suo incessante percorso di crescita collettiva, dimostrando che il salto da compiere non è poi così spaventoso. D’altronde, quella connessione che porta giocatori così lontani e diversi ad unirsi è la prova che avere una squadra permette ad ognuno di esprimersi davvero.